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Il 1° aprile 1990 viene fondato il COLLETTIVO ANIMALISTA.

Si tratta di un piccolo gruppo di volontari che vogliono far conoscere quanto sia 
drammatica la realtà in cui gli animali randagi, selvatici, rinchiusi negli allevamenti 
e nei laboratori scientifici di vivisezione, nei circhi e zoo, allevati in condizioni 
pietose e poi scuoiati vivi o uccisi con altri metodi barbari per il mercato della 
pelliccia. 
Maltrattati, torturati, sfruttati, senza speranza, vittime di una cultura 
antropocentrica che li rende schiavi dell'essere umano.
Il gruppo è apartitico, aconfessionale. Tutti nel Collettivo sono uguali.
 
Nessun presidente, nessun capo, nessuna gerarchia.


Passano 20 anni, il gruppo esiste ancora e chi ne fa parte continua a credere che la situazione debba essere cambiata.
La sensibilità generale verso l’ambiente è mutata in questi ultimi anni, si è diffusa la consapevolezza della gravità dei problemi ecologici che ci si trova ad affrontare, ma la questione resta, almeno in generale, confinata ai rapporti tra esseri umani, gli animali vengono, infatti, considerati esseri secondari e marginali, gli animali sono inferiori all’uomo, i loro problemi non sono mai considerati la priorità di nessuno.
Per noi non è così…

Specismo, questo è l’errore.
L’uomo si sente superiore rispetto ad ogni altro essere vivente.
La concezione antropocentrica del mondo ha origini molto antiche, impossibile rintracciarle.
L’uomo, secondo tale concezione, è un essere dotato di maggiore dignità in quanto possiede capacità raziocinanti.
Siamo al razzismo. Anzi, allo specismo.

E’ chiaro che la situazione non cambierà in tempi brevi, ma è ancor più chiaro che se mai non si comincia, mai si potrà pensare e sperare di raggiungere un obiettivo.
Azione, questo serve. E’ inutile star male, commuoversi e pensare che l’uomo sia cattivo e crudele (cosa peraltro vera) non serve a nulla.

Ci sono centinaia di associazioni, più o meno valide, che si occupano di animali e purtroppo al loro interno spesso capita che gli uomini pensino poco ai diritti degli animali preoccupandosi di ottenere e mantenere potere all’interno dell’associazione. Chi realmente vuole fare “qualcosa” si trova così privo della possibilità di rendersi veramente utile.
Molte volte gli animalisti sono visti come estremisti, come persone stupide che pensano agli animali e non si preoccupano dei bambini che muoiono di fame. Certo è molto comodo liberarsi in questo modo la coscienza, troppi lo fanno.

Difficile amare veramente gli animali.
E’ un impegno, uno stile di vita che comporta uno scontro continuo con tutte le persone che preferiscono non fermarsi a soccorrere un micio in strada, preferiscono non pensare che si stanno nutrendo della sofferenza altrui, preferiscono non sentire i lamenti strazianti degli animali da laboratorio…atteggiamento più facile, più “socialmente” comodo.

Il nuovo concetto deve essere: aiutateci non perché siete buoni e abbiamo bisogno della vostra generosità, ma aiutateci perché è vostro dovere farlo.
Non si tratta di pietismo, si tratta di buon senso e di giustizia.
E’ una causa lunga, ci prenderanno per pazzi, ma pazze sembravano anche le persone che nel XIX secolo iniziarono a lottare per i diritti degli schiavi neri d’America, superfluo ogni commento positivo sulla loro vittoria, lunga e faticosa, tengo a precisarlo.

La sensibilità nei confronti degli animali denota un’attenzione rivolta agli esseri deboli, indifesi, emarginati, e chi non ama gli animali non possiede questo enorme pregio.

Bando all’animalismo sterile e sentimentalistico, deve nascere un nuovo tipo di animalismo basato sulla forza della dignità e dei diritti che ogni essere possiede.
Gli animali non sanno parlare la nostra lingua, o forse siamo noi che non sappiamo parlare la loro. 
Non ci sono altre differenze se non che gli animali non arriverebbero mai a costruire i campi di concentramento, non fabbricherebbero mai mine anti-uomo, non distruggerebbero mai l’ambiente in cui vivono.
L’uomo sì…

Il Collettivo Animalista lotterà finché esisterà un animale da salvare, da liberare dalla tirannia dell'essere umano.

Il Collettivo Animalista s’impegna ad agire direttamente ed a sensibilizzare la pubblica opinione.
Tutte le azioni sono
autofinanziate.
Non chiediamo soldi, ma un aiuto operativo


Ogni tipo di maltrattamento, ogni minima ingiustizia ai danni di un animale deve essere scoperta e punita.


Compassione, lacrime, belle parole, buone intenzioni non salveranno mai nessuna vita. Servono coerenza e volontà. 


 

Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima.

Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato.

Elie Wiesel
 


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Collettivo Animalista si impegna ad agire direttamente ed a sensibilizzare la pubblica opinione. Tutte le azioni sono autofinanziate.  
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